Teatro Comunale Mario Del Monaco

teatro_comunale_06Il Teatro di Treviso è la cosa più vaga e graziosa che uomo possa immaginare in tal genere. La sua leggiadria sorge dalla semplicità del disegno, dalla conveniente unione dei colori, dalla parsimonia e acconcezza degli ornamenti che fanno ghirlanda al soffitto, In tutto il complesso ha non so qual freschezza ed eleganza, che sarebbe difficile trovarne una immagine…

Con queste parole, in un articolo apparso sulla Gazzetta di Venezia nel maggio del 1836, un cronista e critico “non facile” come Tommaso Locatelli, uno dei più attendibili e stimati dell’’800, descrive il Teatro di Treviso.
Teatro d’Onigo, così si chiamava originariamente, essendo stato ultimato per volontà del Conte Fiorino d’Onigo nell’anno 1692. Nel 1763 il Teatro conobbe un primo restauro e ampliamento su progetto di Antonio Galli Bibiena e dell’architetto Giovanni Miazzi. Il Teatro d’Onigo divenne uno dei più reputati teatri d’Italia, con spettacoli di ogni genere: dai concerti alle opere, dai balli carnevaleschi alle fastose feste per il matrimonio di Napoleone, alle tre serate in onore di Paganini, ai ricevimenti degli imperatori Ferdinando e Francesco I e del Vicerè Arciduca Ranieri.
Nel 1836 un improvviso incendio distrusse gran parte delle strutture lignee del Teatro e l’opera di restauro fu accurata, come testimonia il Semenzi:
Fu restaurato nel 1846, assai probabilmente, e a merito del valente plasmatore Negri, riccamente addobbato di stucchi dorati, variatissimi, convenienti al locale che adornano.
Nel 1844 si costituì la “Società dei Palchettisti” e il Teatro si chiamò Sociale. Nel 1868 un secondo grande incendio distrusse completamente il Teatro e dalle notizie di un memorialista del tempo apprendiamo che a causare l’incendio non furono le lumiere a petrolio, ma il custode del Teatro, tale Triaca, che si serviva del palcoscenico per la sua attività di pirotecnico dilettante. Dopo un solo anno il Teatro fu ricostruito così come lo si può ammirare oggi: progettista fu l’architetto udinese Andrea Scala, noto artefice di edifici teatrali quali il Manzoni di Milano, le Logge di Firenze e ancora i Teatri di Udine, Trieste, Gorizia, Vigevano, Pisa e altri. Le decorazioni pittoriche – in ottimo stato di conservazione – si devono ai professori Stella di Trieste e Andreotti di Firenze, quelle in stucco allo scultore Fausto Asteo di Vittorio Veneto. I davanzali dei palchi e il boccascena sono decorati con un disegno rococò trapunto di perle dorate di Murano.
L’inaugurazione solenne del nuovo e definitivo Teatro di Società ebbe luogo nell’ottobre 1869 con il Faust di Gounod, nell’ambito della Stagione di San Martino. Ecco come l’abate Luigi Bailo descrive ad un amico il nuovo Teatro:
…Quando va distrutto un luogo al quale abbiamo unito le nostre memorie, noi proviamo l’amarezza della perdita che distacca pure dalla nostra esistenza la causa reale dei piaceri i più puri e forse fra tutti i più cari che sono quelli della memoria. E però quando l’anno scorso un’ora malaugurata distrusse il Teatro, fu in tutti un vivo sentimento di dolore; tanto più che nelle strettezze economiche della città si temeva per buona pezza non avesse a risorgere questa piccola Fenice, la quale aprendosi al pubblico delle villeggiature, accoglieva non poca parte del pubblico della Fenice stessa, e avea sempre un pubblico colto, intelligente, elegante che vi assistette alle opere più belle se non spettacolose e date con molto decoro e colle migliori voci...
Nel periodo tra il 1869 e il 1930 il Teatro Sociale conobbe momenti particolarmente floridi: viene prescelto come sede dell’esposizione regionale veneta e delle manifestazioni per il 25° della proclamazione di Roma a Capitale d’Italia. Nella stagione di autunno del 1890 vi debutta Emma Calvè, il celebre soprano francese che per dodici recite sostiene la parte di Ofelia nell’Amleto di Thomas. Nel 1894 il giovane, ma già affermato, Toscanini dirige Falstaff e Cristoforo Colombo di Franchetti e l’anno successivo il Tannhäuser di Wagner e la Lorely di Catalani. Un altro momento leggendario è il 1900, quando Enrico Caruso sostiene il ruolo di Cavaradossi nella pucciniana Tosca. Ma molte altre celebri ugole sfilano sul palcoscenico trevigiano: Hipolito Lazaro (Gioconda nel 1911, anno in cui viene data una Fanciulla del West diretta da Serafin con Carmen Melis e Viglione-Borghese), Elvira de Hidalgo (La figlia del reggimento 1915), Toti dal Monte (Lodoletta 1920, Barbiere di Siviglia 1922, Sonnambula 1931, Traviata 1943, Madama Butterfly 1945), Mario Del Monaco (Lucia di Lammermoor 1943, La Bohème 1944, Tosca 1945, Madama Butterfly 1946, Carmen 1948, Sansone e Dalila 1961) e quindi Giacomo Lauri Volpi e Francesco Merli (Andrea Chénier nel 1925). Tra i direttori vanno ricordati, oltre a Toscanini, Usiglio, Mugnone, Mascagni, Serafin, Zandonai.
Nel 1945, dopo che Treviso era stata quasi completamente distrutta dalla guerra, il Comune decise la vendita del Teatro – ormai divenuto Comunale – a privati, che vi rimasero in possesso per cinque anni, fino a quando il Tribunale di Treviso dichiarò inefficace la vendita e il Comune rientrò definitivamente proprietario dell’immobile. Nel frattempo la vita musicale del Teatro era proseguita con regolarità, alternando le tradizionali stagioni d’autunno e di primavera cui presero parte, per la lirica, protagonisti di gran vaglia: Mafalda Favero, Rosa Raisa, Licia Albanese, Tito Gobbi, Maria Caniglia, Mercedes Capsir, Aureliano Pertile, Lina Pagliughi, Mario Del Monaco, Iris Adami Corradetti, Gianna Pederzini, Cesare Valletti, Gianni Raimondi, Virginia Zeani, Magda Olivero, Margherita Carosio, Giuseppe Di Stefano, Nicola Rossi Lemeni, Ferruccio Tagliavini. E ancora, per arrivare a tempi più recenti, Piero Cappuccilli, Katia Ricciarelli, Renato Bruson, Leyla Gencer. Senza poi contare l’albo d’oro dei vincitori dell’annuale Concorso Internazionale Toti dal Monte, istituito nel 1969 e che è servito da trampolino di lancio per cantanti quali Ghena Dimitrova, Mariella Devia, Alida Ferrarini, Ferruccio Furlanetto, Simone Alaimo, Fiamma Izzo D’Amico, Natale De Carolis, per citarne soltanto alcuni.
Dal 1968 il Teatro Comunale di Treviso rientra tra i 28 Teatri Italiani di Tradizione riconosciuti dalla legge e si è conquistato un posto di tutto rilievo nella geografia musicale nazionale e internazionale, anche grazie all’iniziativa della Bottega ideata e diretta da Peter Maag, dando vita a stagioni musicali di tutto rispetto (si pensi ad esempio all’opera omnia di Puccini messa in scena nel 1974), che hanno stabilito spesso una grande distanza rispetto alla routine e all’occasionalità di altri teatri con possibilità e strutture molto superiori rispetto a quelle del Teatro di Treviso.
Il Teatro Comunale è stato chiuso nel dicembre 1998 per inagibilità e, a seguito della convenzione con il Comune di Treviso del 24 luglio 2000, Fondazione Cassamarca si è assunta l’onere della completa ristrutturazione dello stesso.
Dal 2011 il Teatro è stato rinominato Teatro Comunale Mario Del Monaco.